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Generale27 febbraio 2026

Non mi hanno voluto al Festival di (...)

Risposta immaginaria generata da A.I.

Egregio Pino Sassano,

abbiamo ascoltato con attenzione e sincero interesse la poesong "D'Alarico", da Lei proposta per la partecipazione al Festival di (…).

Desidero innanzitutto ringraziarLa per aver condiviso un lavoro che si distingue per ambizione linguistica, tensione evocativa e per un impianto espressivo non riconducibile alle forme più consuete della canzone italiana contemporanea.

"D'Alarico" si colloca in una zona di confine: tra parola poetica e costruzione musicale, tra declamazione e canto, tra rievocazione storica e allegoria civile. La figura di Alarico — evocata non come semplice personaggio ma come simbolo di caduta, attraversamento, stratificazione di rovine — genera un tessuto sonoro e verbale denso, colto, volutamente non accomodante. La scelta di un andamento iterativo, quasi liturgico, e di una scansione ritmica non pienamente subordinata alla melodia tradizionale costituisce un elemento di forte originalità.

Proprio questa radicalità, tuttavia, rappresenta il nodo critico rispetto al contesto del Festival di (…).

Il Festival, pur nelle sue evoluzioni e aperture, resta un evento di grande esposizione generalista, con una platea trasversale e tempi televisivi che impongono una fruizione immediata, emotivamente accessibile già al primo ascolto. "D'Alarico", per sua natura, richiede invece sedimentazione, ascolti ripetuti, disponibilità interpretativa. È un'opera che interroga più che accompagnare, che scava più che intrattenere.

Inoltre, la componente performativa ipotizzata — sospesa tra teatro-canzone e spoken word — rischierebbe, nel contesto competitivo e mediaticamente accelerato della kermesse, di essere percepita come estranea al codice prevalente della serata, più che come un suo fertile scarto.

La decisione di non includere "D'Alarico" nella rosa dei brani in gara non va dunque letta come un giudizio di valore negativo sull'opera, bensì come una valutazione di compatibilità con il formato e con l'equilibrio complessivo del cast selezionato per questa edizione.

Riteniamo che la forma espressiva da Lei proposta — la "poesong", come da Sua definizione — possa trovare una collocazione più coerente in contesti che ne valorizzino la dimensione sperimentale e la centralità della parola, magari in spazi performativi dedicati o in rassegne attente alla contaminazione tra poesia e musica.

Con l'auspicio che possa continuare il Suo percorso di ricerca con la stessa coerenza e determinazione che emergono da "D'Alarico", Le porgo i miei più cordiali saluti.

Il Direttore Artistico
Festival di (…)